Diario di viaggio: picnic sul fiume

Giovedì era il nostro meseversario, siamo a ben 74 mesi! ^_^ 
Per fortuna avevo il giorno libero al lavoro. Per fare qualcosa di diverso ci siamo organizzati per fare un bel picnic sul fiume. Attraverso il grande spione (google maps), - potente strumento che vi mostra se due anni fa a San Firmino avevate l'etichetta della maglietta in bella evidenza, ma non il cratere che hanno aperto in tangenziale l'altro giorno - abbiamo studiato la strada, vicino al ponte sul Po. Si vedevano varie zone sabbiose e una di esse aveva anche un porticciolo. Naturalmente non abbiamo imbroccato l'uscita giusta per accedervi e quindi siamo finiti dall'altra parte, localita' Busca, frazione Mezzanino. Un bel paesino pieno di coltivazioni, di villette e di vita formicolante (nel senso che in giro c'erano solo le formiche e nessun altro) dove abbiamo parcheggiato. Insomma un paese dove perfino la morte se la prende comoda...l'abbiamo vista passare in motoretta con la sua falce sulla spalla...inquietante.. o forse era solo uno degli agricoltori locali. ^_^
Comunque sia, prendiamo la borsa col materiale per il picnic e ci dirigiamo verso la meta: il fiume!
Per arrivare fino alla riva dobbiamo però oltrepassare un piccolo tratto di foresta nella quale c'era solo un piccolo sentiero. Oltretutto noi eravamo certi (ma quando mai!?) di essere arrivati sul Po, ma leggendo sui cartelli "Parco del Ticino" qualche dubbio iniziava ad insinuarsi nelle nostre testoline bacate...ci eravamo persi del tutto? Senza curarci della risposta ci siamo inoltrati nella selva oscura, ma invece di incontrare fiere varie abbiamo trovato una specie di capanna costruita a strapiombo sulla riva, per arrivare alla quale però sarebbe servito un volo di almeno dieci metri...ed essendo Maurizio più simile ad un pulcino che ad un albatro, decidiamo di costeggiare la riva per trovare un punto più accessibile. Qui però il sentiero lascia spazio ad una "strada" estremamente sconnessa e friabile, che sembra appena rivoltata da un mezzo simile a un trattore... La nostra brillante idea di insossare i sandali improvvisamente non ci sembra poi così grandiosa, con sassi, sabbia e terriccio che si infilano dappertutto! Ma non ci curiamo di questo e passiamo oltre, fino a che non troviamo una scaletta di ferro che porta dritta alla riva e ai suoi piedi, meraviglia, una zattera fatta di legno e barili ormeggiata proprio lì davanti! Con quella potremmo raggiungere l'isolotto deserto che si trova giusto a pochi metri dalla sponda e che promette un posticino tranquillo, appartato e rilassante dove poterci stendere.
Ai posti di combattimento capitan findus, mollate gli ormeggi!
















Ma io non mi fido molto dell'imbacazione, sembra un po' pericolosa...pericolante, insomma decido che sarebbe meglio proseguire per trovare una strada più facile...non l'avessi mai fatto! Andando avanti il sentiero diventa sempre più impraticabile, i nostri piedi affondano nella terra ed ogni passo diventa un fatica.. dopo qualche minuto ci rendiamo conto che non ci sono altre strade per scendere verso riva, quindi, con gran disapprovazione da parte delle nostre gambe, torniamo indetro e decidiamo di tentare la sorte con la zattera! Lì vicino alla scaletta troviamo un grosso tronco con delle corde attaccate, probabilmente è messo lì apposta per potersi spingere una volta in acqua...ma è davvero pesante, una pianta intera!
Lo portiamo di sotto e Maurizio sembra tanto entusiasta di poter provare a usare la zattera, così prova a salirci sopra e a mollare gli ormeggi! Ma andare dalla parte opposta è più difficile del previsto, la zattera sembra volersi dirigere da sola, l'equilibrio è precario e mentre Maurizio non mi vede gli scatto delle foto dalla scaletta. Sembra in difficoltà, ma sono sicura che non se la prenderà se intanto immortalo la scena di lui che tenta maldestramente di emulare le gesta del Capitan Findus. Insomma, dopo almeno un quarto d'ora, diventato più chiaro il funzionamento, finalmente riesce ad arrivare dall'altra parte con i viveri. Declamando con tono solenne "questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità".....SPLASH! Mette sì il primo piede sulla riva dell'isolotto, ma questa non è solida come sembra, è fatta di fango melmoso e molle che cattura immediatamente i suoi piedi. Nel giro di qualche secondo si rende conto di essere scivolato fino quasi alle ginocchia e senza badare più a non sporcarsi (perchè ormai la frittata è fatta! ^_^) si mette in salvo in un punto più solido dell'isolotto. A questo punto tiro verso di me la zattera con la corda, e senza particolari difficoltà, lo raggiungo in pochi minuti, lasciandolo abbastanza incredulo, certo anch'io cado nel fango, ma in modo meno rovinoso, essendo già preparata. Fissiamo alla riva la zattera in modo che la corrente non ce la porti via. Accusandomi di avere barato in qualche oscura maniera, mi segue mentre mi avvio verso l'entroterra di quella che è ora la nostra isola. Un piccolo paradiso solo per noi! Certo la spiaggia sul fiume è bella, ci laviamo via il grosso del fango, ma il caldo inizia a farsi sentire. 
la valle della morte
Decidiamo di infrattarci in un posto più all'interno, dove, oltrepassata una striscia di terra tanto crepata e secca da sembrare la valle della morte, ci attendono delle fresche piantine che offrono la giusta quantità di ombra e un posticino un po' più fresco. Stendiamo il nostro fidato telo rosso e siamo pronti per il picnic! Il cielo è azzurrissimo, l'aria è frizzante e piena di salsedine (ma non dovrebbe esserci solo al mare?), ma il terreno anche qui è crepato eppure malleabile come plastilina, il terriccio più strano che abbia mai visto. Sarebbe di certo divertentissimo da lavorare, penso, quindi ne prendo un po' per giocarci, ma anche se non ha niente da invidiare alle paste sintetiche, non è il massimo per starci seduti o sdraiati. Mangiamo felici la nostra insalata di riso e, nel farlo, imprimiamo praticamente le forme delle nostre gambe e dei gomiti sul terreno, formando buchi e avvallamenti. Il sole però non intende darci tregua, così ci spostiamo di nuovo, ma solo di qualche metro, seguendo l'ombra. Qui finalmente troviamo lo spazio giusto per stenderci e stare un po' accoccolati insieme, sopra di noi stormi di uccellini cantano e volano felici, attorno a noi una grande quantità di insetti si affaccenda, e le piante mosse dal vento e illuminate dalla luce, danzano su noi come se volessero carezzarci. E' proprio un attimo impagabile! Dopo un po' però sentiamo delle voci e non riusciamo a capire da dove arrivino! Sono sull'isolotto con noi? come han fatto ad arrivare? forse sono sulla capanna che avevamo visto prima a riva? Ce l'avranno con noi perché abbiamo usato la zattera? Controllo che nessuno ce l'abbia portata via, ma da dove siamo ora è difficile dirlo...se non ci fosse più come faremmo a tornare? Dubbio terribile! ^_^
Nessun nemico all'orizzonte!
Alla fine le persone che avevamo sentito erano davvero alla capanna e la zattera era al suo posto, per fortuna! Prima di andar via ci divertiamo un po' con l'acqua e facendo fotografie. Io mi sento sempre più una vera piratessa con la mia bandana e scruto l'orizzonte per assicurarmi che non ci siano nemici in vista! Il ritorno è stato decisamente più facile, certo eravamo stanchi, bagnati, con i piedi ancora pieni di terra, ma eravamo felici, e questa è l'unica cosa che conta! ^_^



La frase del giorno - Mi sento come un campo seminato nel cuore dell'inverno, e so che primavera sta arrivando. 
I miei ruscelli prenderanno a scorrere e la piccola vita che dorme in me salirà in superficie al primo richiamo. -

Lettera di Kahlil Gibran a Mary Haskell , New York, 1 marzo 1916

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